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La cura della calvizie impegna da moltissimi anni i
ricercatori nell'intento di individuare un rimedio efficace
e duraturo per contrastare la caduta dei capelli e per
restituirli nelle aree divenute prematuramente calve.
Questi studi hanno prodotto ultimamente risultati stimolanti
come quelli che si ottengono con l'uso della finasteride
da sola o associata al minoxidil.
Quando però
la terapia è stata insufficiente o è intervenuta
troppo tardi, la chirurgia della calvizie assume un
ruolo importante e fondamentale, garantendo risultati
definitivi ed esteticamente molto apprezzabili.
Tricosolution è sicuramente uno dei centri più
all'avanguardia nel trattamento chirurgico della calvizie.
L’esperienza della nostra équipe medica,
che vanta un curiculum a livello internazionale (Brasile,
Italia, Finlandia) è sicuramente il punto di
forza per il successo dei vostri interventi.
Il nostro centro provvederà inoltre ad offrire
un comodo alloggio per pazienti che provengono da fuori
Palermo. |
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Il trapianto o autotrapianto dei capelli è una tecnica chirurgica che consente di reimpiantare i capelli ripristinando il
normale processo di crescita bulbare. [...]
Vedi in basso argomenti correlati:
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Il
trapianto dei capelli con metodica Strip
Il trapianto o autotrapianto dei
capelli è una tecnica chirurgica che consente di reimpiantare
i capelli ripristinando il normale processo di crescita
bulbare.
Il trapianto viene effettuato prelevando i
capelli dello stesso paziente dalle zone tra la nuca
e le orecchie.
I bulbi piliferi di queste zone sono
infatti geneticamente refrattari all'azione del diidrotestosterone,
l'ormone responsabile della calvizie.
L'intervento,
del tutto indolore, viene eseguito in anestesia locale
con aghi ad alta tecnologia, chiamata No-Kor Vented
Needle, che consentono, dopo aver prelevato i bulbi
dallo stesso paziente, di reimpiantarli ad un'alta densità,
vale a dire circa cinquemila capelli in un unico intervento.
La quantità di capelli trapiantata è tre volte maggiore
rispetto a quella che si può impiantare negli interventi
normali grazie alla tecnologia ad alta densità che,
avvalendosi di aghi sottilissimi, effettua un numero
elevato di incisioni.
Questa quantità di capelli inoltre
è sufficiente a coprire una calvizie di media estensione.
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Progettare l'intervento
La pianificazione e progettazione grafica dell'intervento
di autotrapianto rappresenta un momento essenziale dello
stesso.
Il disegno non deve essere oggetto di un compromesso
tra il paziente ed il chirurgo, ma frutto di una scelta
meditata con cura.
E' bene discutere del disegno e delle
sue possibili modifiche durante la visita e non cinque
minuti prima dell'intervento.
Per progettare bene un intervento di autotrapianto
non basta aver un buon senso estetico.
Bisogna che il disegno rappresenti un obiettivo reale
e che l'intera dinamica del processo di calvizie sia
compresa.
I traguardi raggiungibili variano molto da
soggetto a soggetto e di conseguenza anche la pianificazione
dell'intervento deve essere rigorosamente personalizzata.
I principali aspetti di controversia tra il chirurgo
ed il paziente inerenti al disegno sono due: la prima
linea e l'ampiezza dell'area da trattare.
La prima linea:
Nel trasferimento dalla regione occipitale alla regione
frontale i bulbi conservano le medesime aspettative
di vita della regione da cui provengono.
Ciò significa che il trapianto funziona, ma anche
che una prima linea così costituita in modo naturale
e permanente dovrà adattarsi alle esigenze estetiche
del paziente nelle diverse età della sua vita.
Le attaccature troppo basse ed il riempimento eccessivo
delle stempiature sono un errore che nel corso degli
anni costringe il paziente a correzioni obbligatorie
e/o a complicati interventi di eliminazione di innesti
troppo anteriori.
Un simpatico chirurgo australiano ha dimostrato, nel
corso di un recente congresso, con ricostruzioni al
computer, che lui stesso e molti attori di Hollywood
sembrerebbero degli imbecilli se avessero conservato
negli anni la medesima attaccatura di capelli.
L'ampiezza dell'area da trattare:
Non tutti i pazienti possono avere lo stesso obiettivo,
per alcuni un infoltimento, per altri una copertura
completa dell'area di calvizie, per altri ancora un
ripristino della regione anteriore.
L'ampiezza dell'area da trattare va considerata unitamente
al piano operatorio, al numero di interventi, alla densità
del sito donatore, ai desideri e all'età del
paziente.  |
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L'anestesia
Dal punto di vista del paziente
l'intervento di autotrapianto ha un unico difetto: è
lungo, e l'anestesia locale può essere fastidiosa in
quanto piccole punturine devono essere eseguite lungo
la circonferenza della zona da trattare.
Per evitare
entrambi questi fastidi la nostra équipe è coadiuvata
da un anestesista in grado di far assopire lievemente
il paziente, per quei pochi minuti necessari all'esecuzione
dell'anestesia; il moderato rilassamento che ne consegue
e il corretto posizionamento del paziente su di una
poltrona inclinata fanno sì che l'intera esperienza
dell'intervento sia vissuta come piacevole e indolore.
Il paziente non dorme, per pochi minuti sperimenta una
lieve sonnolenza che passa in pochi minuti senza lasciare
alcun intontimento.
La presenza dell'anestesista garantisce
il monitoraggio del paziente durante tutto l'intervento.
E' utile la presenza di un anestersista durante
l'intervento?
La presenza dell'anestesista è una importante
garanzia per il paziente; quest'ultimo ha diritto ad
un intervento non soltanto sicuro, ma anche assolutamente
sereno, vissuto in modo tale da poter tranquillamente
pensare allo stesso come un'esperienza ripetibile.
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Il prelievo
Cosa è il prelievo?
Il prelievo consiste nell'asportazione di una losanga
di cuoio capelluto dalla regione occipitale, i cui bulbi
saranno miniaturizzati grazie al lavoro di infermiere
specializzate. Occupa una breve parte dell'atto chirurgico,
circa 15-20 minuti; la sutura del cuoio capelluto non
dà luogo a problemi di cicatrizzazione e il paziente
a fine intervento avrà una leggera sensazione di tensione
in regione occipitale e nulla più.
Una precisa tecnica
di infiltrazione consente di rispettare l'innervazione
e la vascolarizzazione di tutta l'area senza recare
alcun danno alle regioni circostanti disponibili così
per futuri prelievi.
Il prelievo è direttamente proporzionale
al numero di capelli che si intende trapiantare; è da
anni ormai che si preferisce prelevare il numero di
centimetri quadrati necessario per l'intervento, estendendo
il prelivo in lunghezza, in modo da sfruttare omogeneamente
la regione donatrice occipitale, ma non superando mai
1,5 cm di altezza, per avere così la possibilità di
suturare i due margini della ferita, in modo preciso
e senza alcuna tensione.
Che densità di capelli si può raggiungere?
La densità di capelli in regione occipitale può variare
da individuo a individuo; in genere è compresa tra 65
e 85 Unità Follicolari per cm²: queste ultime, come
vedremo, possono variare in dimensione, cosicché da
prelievi di egual misura si possono ottenere quantità
di capelli molto differenti. Altri fattori influenzeranno
la resa finale, il colore, il tipo di capello (liscio
o riccio) e lo spessore che può variare tra gli 84 e
i 208 micron; rimandiamo per questo al paragrafo relativo
a cosa chiedere al chirurgo. 
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I microinnesti
Osservando ingrandita una piccolissima
area di cuoio capelluto ci si accorgerà che i capelli,
pur spuntando singolarmente, sono organizzati in piccoli
gruppetti ad eccezione della linea frontale: le unità
follicolari.
Selezionare gli innesti sulla base di queste
unità anatomiche significa trasferire i capelli nella
misura più piccola con la maggiore percentuale di successo
e una assoluta naturalezza.
La terapia oggi Il trapianto
follicolare rappresenta il logico punto di arrivo dopo
30 anni di storia di trapianti.
Si basa sull'identificazione
della naturale distribuzione in gruppi dei capelli del
paziente, sulla loro accurata dissezione e sul posizionamento
nell'area di calvizie secondo una distribuzione e una
densità adeguata ad un individuo adulto.
Da un punto
di vista microscopico queste unità comprendono da 1
a 4 capelli che formano gruppi distinti avvolti da fibre
collagene circonferenziali che prendono il nome di perifollicolo.
I capelli di uno stesso gruppo salgono verso la superficie
attraversando un unico canale, dividendosi poi nel tratto
finale per spuntare da orifizi distinti. Se questi gruppi
sono identificati, il trapianto potrà essere "follicolare",
e la comprensione di questa struttura anatomica sarà
utilizzata dal chirurgo a vantaggio del paziente. Vediamo
quali sono i principali benefici:
· La cute senza capelli non sarà trapiantata inutilmente
· Le incisioni nel sito ricevente saranno ridotte
· La diffusione di nutrienti ai follicoli sarà maggiore
· Le crosticine post-operatorie diminuiranno in dimensioni
e tempo
· Gli innesti potranno essere posizionati più vicini
gli uni agli altri
· Un maggior numero di innesti potra essere mobilizzato
per ogni sessione.
Il numero di follicoli per centimetro quadrato è compreso
in media tra 60 e gli 80 ed è un parametro assai meno
variabile del numero di capelli.
In un paziente con
un'alta densità saranno presenti un alto numero di follicoli
da 3 e da 4 (200-250 capelli per cm²), viceversa in
un paziente con densità più basse saranno presenti maggiormente
follicoli da 2 e da 3 (140-180 capelli per cm²). 
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I microfori
Più comunemente chiamate
"slit", le sottili incisioni che vengono realizzate
nell'area di calvizie rappresentano una fase decisionale
dell'intervento: si stabilisce infatti in questo momento
la densità di ciascuna area, l'inclinazione del
capello e la dimensione della microincisione in rapporto
al tipo di innesto che sarà poi posizionato al
suo interno.
E' assai facile comprendere il concetto di incisione,
uno spazio adatto ad accogliere il follicolo che nel
frattempo viene preparato. Soffermiamoci sulle caratteristiche
principali di questo recipiente:
La proporzionalità:
L'innesto deve "calzare" l'incisione così
come il piede il giusto numero di scarpe; se l'incisione
è troppo stretta l'innesto tenderà a risalire
verso la superficie, viceversa se l'incisione è
troppo larga l'organismo provvederà a riempire
lo spazio circostante, e in superfice la formazione
della crosticina sarà più grande del necessario.
La dimensione delle incisioni va testata in rapporto
al calibro degli innesti; il chirurgo deve disporre
di un numero di lame di diverse dimensioni in modo da
poter fronteggiare ogni esigenza.
La giusta profondità:
La profondità dell'incisione deve essere quella
dell'innesto; per quanto questo concetto si richiami
a quello precedente, va ricordato che proteggere in
profondità il cuoio capelluto significa proteggere
i vasi profondi e i nervi e ridurre quasi a zero il
sanguinamento, preservando così tutta la vitalità
del tessuto che andrà a circondare l'innesto,
e garantendo la più alta percentuale di crescita.
Il chirurgo può adottare lame con uno "stop"
o segnate per evitare di approfondire inutilmente le
incisioni.
La disomogeneità:
Le incisioni in prima linea non devono essere in linea
ma devono riprodurre la naturale disomogeneità
dell'attaccatura frontale.
In questa fase si stabilisce la distanza tra gli innesti
e, di conseguenza, la densità di ciascuna area;
si valuta la corretta inclinazione e direzione del futuro
capello.
Questo lavoro è svolto in continuo rapporto con
il personale addetto al taglio, in modo che il numero
di incisioni sia uguale al numero di unità follicolari
realizzate: oggi è possibile ottenere effetti
naturali sin dalla prima sessione, ma, nonostante l'impegno
microchirurgico, densità ideali in prima linea
si ottengono con almeno due o talvolta tre sessioni.
In sessioni dense è possibile posizionare tra
i 15 e i 25 innesti per cm² con una resa variabile
in rapporto al tipo di unità follicolari utilizzate.
Alcuni chirurghi si sono spinti anche oltre questi limiti,
ma mai di routine. E' bene che il paziente si renda
conto delle possibilità attuali della microchirurgia
senza enfatizzarle a dismisura.  |
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L'impianto
La fase di impianto o posizionamento
degli innesti richiede abilità, pazienza, ritmo, concentrazione.
Solo il continuo allenamento permette al chirurgo di
"alzare" i numero di innesti che è in grado di posizionare,
offrendo se necessario sessioni più cospicue, né più
né meno di un corridore che aggiunge di allenamento
in allenamento velocità e chilometri alla propria azione.
Quale è la percentuale di "attecchimento"?
Oggi il posizionamento degli innesti avviene con uno
strumentario e una tecnica molto delicata e la sopravvivenza
si avvicina al 100%. Esistono diverse tecniche di inserimento
e le due più diffuse ed efficaci prevedono l'inserimento
di coppia.
Nella prima, "open and place", il primo operatore
allarga la minuscola incisione con delle pinzette e
il secondo fa scivolare l'innesto nel suo interno parzialmente;
il primo operatore completa il movimento di morbido
approfondimento dell'innesto mentre il secondo si prepara
a posizionare il successivo. La seconda tecnica, "stick
and place", inadatta alla linea frontale, consiste nell'unificazione
delle fasi di preparazione del foro e di innesto.
L'affiatamento
tra i due operatori è di fondamentale importanza per
avere ritmi medi di inserimento compresi tra i 5 e i
10 secondi per innesto, lievemente più alti se il trapianto
presenta fattori di difficoltà aggiuntivi (capelli circostanti
lunghi o ricci).
*Gli innesti ben conservati in soluzione
fisiologica e refrigerati possono sopravvivere ore ed
ore senza alcun danno.
Il tutto avviene con uno strumentario e una tecnica
molto delicata e la sopravvivenza si avvicina al 100%.
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La medicazione
Nella maggioranza dei casi la medicazione consiste
in un una sottile benda elastica, simile a quella da
tennista, per mantenere una compressione omogenea nella
zona di prelievo; non c'è in genere alcuna medicazione
nell'area di trapianto.
Non medicare il paziente con un bendaggio completo
è di notevole aiuto pratico per il paziente che deve,
in tempi brevi, ritornare all'attività lavorativa.
La
presenza o meno del bendaggio non è, come si potrebbe
pensare, una scelta del chirurgo o una sua abitudine
più o meno prudente, ma una conseguenza diretta del
tipo di intervento eseguito. Abbiamo rimarcato più volte,
nella descrizione della fase di realizzazione dei microfori,
quanto sia importante ai fini del risultato una perfetta
congruenza tra la dimensione del microforo e quella
dell'innesto; se questa esiste e se l'innesto è già
ben stabile a fine intervento la medicazione è superflua:
un comune disinfettante a base di iodio, che crea una
sottile pellicola di rivestimento sull'area trapiantata,
è quanto basta per dimettere il paziente.
Esistono alcune eccezioni, circa il 10% dei
casi, in cui può essere consigliata una medicazione
completa, tipo turbante, sino al mattino; in genere
queste riguardano i pazienti che hanno il sonno molto
agitato, quelli operati al pomeriggio nella regione
di vertice, quelli che semplicemente si sentono più
tranquilli o infine nei rari casi di instabilità degli
innesti.
Senza il bendaggio i capelli ancora presenti
nell'area trattata e quelli delle aree circostanti possono
essere pettinati in modo da mascherare l'area di trapianto;
la fascia da tennista può essere tolta 12 ore dopo l'intervento.
Per crescere senza difficoltà gli innesti devono essere
stabili e ciò è garantito dal tipo di intervento e non
da una benda.  |
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Il post-operatorio
Nel periodo post-operatorio, al
paziente viene prescritta una semplice terapia al fine
di prevenire il rischio di infezione, leggeri mal di
testa o gonfiori nella regione frontale.
I piccoli segni
dell'intervento, variano tra soggetti calvi e soggetti
diradati scomparendo nell'arco di una-due settimane
nei primi e in pochi giorni nei secondi.
Cosa si vede dopo l'intervento? Il
post-operatorio è spesso la maggiore preoccupazione
dei pazienti; se i segni dell'intervento dovessero essere
evidenti essi si troverebbero nella condizione di dover
render conto delle proprie scelte a parenti e amici.
Oggi la maggioranza dei pazienti diradati può tranquillamente
riprendere il lavoro senza che nessuno si accorga dell'intervento
eseguito; per i soggetti dalla calvizie più avanzata
l'intervento può essere confuso con una dermatite.
Nel
periodo post-operatorio bisogna attendere con pazienza
che le piccole crosticine si distacchino senza traumi
shampoo dopo shampoo, e sopportare il lieve prurito
del terzo-quarto giorno dopo l'intervento. I punti di
sutura vengono rimossi dopo 14 giorni e per quanto l'uso
di suture riassorbibili sia stato assai di moda, oggi
si preferisce l'uso di suture in nylon che irritano
meno la cute e sono poi rimosse in modo indolore.
Precauzioni: Due le precauzioni da
osservare nel periodo post-operatorio, che riguardano
l'esposizione al sole e alle polveri: Il sole determina
l'abbronzatura del cuoio capelluto come di ogni altra
parte del corpo; nel caso ciò avvenga durante la fase
di guarigione delle incisioni o del loro moderato rossore
nei due mesi successivi, queste ultime possono intrappolare
nel loro interno del pigmento, rimanendo leggermente
più scure ad abbronzatura passata.
Le polveri è bene che non raggiungano un tessuto in
fase di guarigione; pertanto per almeno due settimane
bisogna evitare di rimanere scoperti in ambienti polverosi.
Un cappellino da baseball o una coppola rappresentano
la soluzione ideale per entrambi i problemi. Le visite
di controllo si eseguono il giorno dopo l'intervento,
dopo due settimane, dopo 2-3 mesi, dopo 5-6 mesi e dopo
1 anno.
Non bisogna avere fretta di vedere il risultato
dell'intervento: i capelli sono organi asincroni, ovvero
hanno dei cicli sfasati di crescita, impedendo così
all'uomo di avere le mute come alcuni animali. Così,
anche nel paziente trapiantato la crescita non inizia
ordinatamente allo scoccare delle dieci settimane ma
copre un periodo più o meno lungo compreso tra le 10
e le 16 settimane.
Prima del sesto mese i giudizi sull'efficacia
del trapianto dovrebbero essere rinviati, e l'ansia
contenuta con fiducia; i risultati migliorano ulteriormente
sia per densità che per qualità sino ad un anno di distanza
dall'intervento. 
contenuti
tratti da www.calvizie.net |
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I
risultati
Queste sono fotografie di alcuni pazienti
operati dai nostri chirurghi: 
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